Streaming e alimentare: come ingolosire i clienti?

Oramai è all’ordine del giorno l’utilizzo dei digital media per eventi pubblicitari e di marketing, e le dirette streaming sono diventate un ottimo modo per veicolare il proprio messaggio.
Anche il settore alimentare ha colto la palla al balzo, e utilizza questa tecnologia per trasmettere i propri messaggi.
Dalla condivisione con gli stakeholder all’iniziativa pubblicitaria, l’uso di questa tecnica fa apparire al cliente la vicinanza delle aziende e dei prodotti.
E questo permette maggiore fama per il brand e per il prodotto.
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Subliminale e marketing, dai Simpson a Marlboro

Un messaggio subliminale è una tecnica che permette di trasmettere dei messaggi senza che gli stessi vengano compresi dalla mente conscia, ma arrivino direttamente nell’inconscio.

Si può sviluppare in diversi modi, ad esempio utilizzando parole o modificando alcune scene, allungando o diminuendo gli spazi, in modo che queste varino il significato generale, consentendo di portare al cliente un messaggio senza che l’utente lo percepisca.

Ed è questa la grossa potenzialità di questo sistema, assicurarsi un messaggio di un certo tipo può fare la differenza.
Esempio iconico di questa idea è un episodio della fortunata serie americana “I Simpson”, dove viene ribadito il messaggio ‘Yvan eht nioj’, che non è altro che ‘Join the Navy’, ossia un modo per reclutare nuove persone per la marina (come si scoprirà alla fine dell’episodio).

Altro esempio, forse meno noto, è l’esempio di Marlboro, storico sponsor della Formula 1, che, visti i limiti imposti dall’Europa alla pubblicità, ha scelto di inserire prima un frammento del proprio logo e poi un codice a barre (riportato sullo spoiler) che rimandava al logo dell’azienda dei tabacchi.

Per evitare ulteriori restrizioni (e a causa del riconoscimento come pubblicità subliminale) la casa di Maranello si è trovata costretta a rimuovere parte del barcode, per poi aggiungere il proprio logo (anche se il rimando a Marlboro è ancora chiaro).

Ma se questi messaggi sono così presenti, come possiamo sfruttarli e trovarli nella vita di tutti i giorni?
Ne parleremo nei nostri prossimi articoli.

L’importanza di sfruttare al meglio i propri sistemi

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Perché le aziende di automotive stanno cambiando i propri loghi?

La prima impressione non è tutto ma è indispensabile per fare bella figura.

Il brand ti permette di distinguerti e far sì che il pubblico ti riconosca.
É essenziale che la propria immagine sia curata e attenta, coerente con la tipologia di prodotto o servizio e adatto al periodo storico e alle tendenze.
Uno dei settori più attenti a questo cambiamento è quello automobilistico, dove la tecnologia sta evolvendo a un ritmo frenetico e per questo si è reso necessario apparire il più possibile chiari, trasparenti, attenti all’ambiente e… “elettrici”.

L’intera categoria sta tentando di cambiare la propria identità grafica, a partire da Peugeot, cha ha sviluppato per la prima volta nella storia automobilistica un multi logo, adattabile sia al materiale informativo che all’applicazione sulle vetture in modo diverso a seconda della necessità.
Anche Volkswagen è passata a una rappresentazione più pulita, rimuovendo lo storico blu e accentuando il simbolo senza cromature.
Stessa scelta ha fatto Renault, seguendo il filone che vuole la rielaborazione dei loghi storici (tipici del mercato automobilistico francese) riprendendo il logo della mitica Renault 4 “all’avventura” e riproponendolo nella nuova (e elettrica) Renault 4.

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Clickbait: gli acchiappa click

Navigando su Facebook o Instagram ti sarai accorto che spesso capita di imbattersi in pagine pseudo-informative che hanno un unico scopo: creare curiosità.
Come funzionano? Un grande titolo con una notizia che fa scalpore.

Il fenomeno del clickbaiting lo incontriamo ogni giorno, ma non è un’attività recente è solamente una progressione dei famosi tabloid o delle testate scandalistiche.

Questa tecnica di marketing, perché altro non è, consiste nell’attrarre gli utenti manipolando la mente di chi legge per mezzo di gossip verosimili, puntando spesso sul lato emozionale. Come per ogni strategia non bisogna esagerare, altrimenti si sconfina nell’assurdo, come alcune testate giornalistiche stanno facendo di recente. Ma non c’è dubbio che una buona dose di titoli clickbait, sensazionalistici, fuorvianti o semplicemente ridicoli, se usati in modo appropriato, funzionano quando si tratta di generare click.

Alcuni esempi?
“10 cose da fare prima di comprare una casa”
“Mette mezzo litro di coca nel water…quello che succede è pazzesco!”
“3 motivi per cui dovresti smettere di bere il latte”

E gli esempi sarebbero davvero tantissimi!

L’obiettivo non sono i like, bensì, le condivisioni, i click all’interno del post o il salvataggio dello stesso. A livello pubblicitario i click sono preziosissimi e le pagine usano proprio questa strategia per assicurarseli, i click vengono monetizzati e di conseguenza si è dato il via alla caccia al click.
Le persone si ritrovano a leggere post che estrapolano i fatti dal contesto, cliccando sempre avanti per scoprire come va a finire. È sorprendente però il fatto che nonostante molti utenti conoscano la natura di questi post, la curiosità vinca!

E ricorda, il clickbait peggiore di tutti è “NO CLICKBAIT”.

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Il valore aggiunto per la tua immagine aziendale

Un’azienda, all’interno di un mercato quasi completamente digitalizzato, ha bisogno di contenuti particolari e capaci di richiamare a sé l’attenzione.
Abbiamo già discusso e appurato quanto i video sovrastino qualsiasi altro tipo di contenuto seppur di qualità e possiamo quindi definire come la trasmissione di eventi live e le videoproduzioni siano una risorsa importantissima e a livello di business, possano far riscuotere molto successo.

I clienti e le aziende si sono evoluti, come del resto la tecnologia. Il livello qualitativo è cresciuto in buona misura ovunque e a fare la differenza sono i particolari.

Un buon trailer o un video accattivante ha capacità di portare da te il pubblico, ancor prima di conoscerti. Organizzare un evento godibile da ogni parte del mondo, direttamente dal proprio computer, crea interesse e rende partecipi numerosi potenziali clienti.

Gli eventi live racchiudono in sé tutto l’interesse, il trasporto e l’attenzione di un evento “classico”, ma con qualcosa in più. La tendenza attuale ossia la comodità, permette a persone che mai avrebbero partecipato o interagito con la tua azienda di diventare utenti attivi e possibili clienti fidelizzati.

È in realtà semplice creare una community di fedeli e affezionati al brand con l’ausilio di contenuti e eventi di diverso genere, basta solo scegliere argomento, tipologia e data.
Sitointerattivo opera con fantasia e creatività, alimento immancabile per creare storytelling vincenti e di successo e videografiche e animazioni come contorno dei tuoi messaggi per vincere e convincere.

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Le potenzialità dello streaming

Sai esattamente cosa s’intende quando si parla di streaming?
La definizione tecnica spiega precisamente come un insieme di sistemi e protocolli permettano, grazie alla rete internet, di trasmettere audio e video in tutto il mondo.
Con più semplicità, possiamo definirlo come lo strumento che, in modo totalmente rivoluzionario, ha permesso al pubblico di accedere a moltissimi contenuti anche al di fuori delle mura domestiche o dell’ufficio. Grazie alla connessione internet, di cui ogni cellulare ormai dispone, è possibile la fruizione di film, serie tv fino a corsi e riunioni online.

Probabilmente, se non tutti inizialmente conoscevano questo prezioso strumento, successivamente alla quarantena e al Covid-19, chiunque ne ha individuato la potenza. Sviluppato per l’intrattenimento, lo streaming negli anni ha scoperto differenti applicazioni, tra cui alcune professionali. Live o on demand, ha semplificato notevolmente la vita e si è reso ormai fondamentale.

Lo streaming ha trasformato il modo di vedere e concepire l’istruzione, il lavoro e la formazione, permettendo di fatto all’economia e alla vita scolastica di procedere comunque, seppur in maniera limitata. Nascono addirittura corsi, presentazioni e riunioni ideate completamente con il sistema di streaming, permettendo a utenti da ogni parte del mondo di parteciparvi direttamente da remoto.
La nascita di questa tecnologia è però tutt’altro che recente, il noto brand Victoria’s Secret fu il primo a servirsene, pioniere nella condivisione su internet di eventi, promosse con una diretta la rinomata sfilata di lingerie, già nel 1999.

Le possibilità di cui dispone un buon sistema per la realizzazione di riprese audio video sono varie.
Sitointerattivo è in grado di tramettere conferenze, convegni, seminari, presentazioni in tempo reale ed eventi e proprio la tecnologia streaming consente la riproduzione istantanea di audio e video in diretta e on demand.

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Brand Loyalty e Newsletter

Come fidelizzare nuovi clienti o rendere gli affezionati ancor più legati al brand?
Le aziende cercano di mostrare attenzione e attaccamento verso i propri clienti, con accorgimenti speciali e particolari gesti e il web è un valido aiutante in questo.
Ti sei mai chiesto quale sia il motivo?

Trovare nuovi clienti è molto costoso ma non ci si sofferma mai a pensare quanto ci rimetta un’azienda in valore economico, oltre che di immagine, dal momento in cui li perde.

Per essere precisi, possiamo dire che le vendite a nuovi clienti corrispondono solitamente al 15%, contro il 35% di vendite effettuate a clienti fedeli. Buon numero se notiamo che questi ultimi, i fidelizzati, rappresentano circa l’80% del fatturato totale della stessa impresa.

Per aumentare la fiducia nei confronti del brand, un’espediente di cui le compagnie, più o meno grandi si servono, sono le newsletter. Mail di testo con immagini accattivanti che promuovono eventi, occasioni specifiche, promozioni o il brand stesso. Si tratta di un espediente digitale dalla semplice logica d’utilizzo che grazie a qualche piccolo accorgimento diventa uno strumento di marketing altamente performante.
Per una buona newsletter è importante fissare i concetti all’inizio della mail, definendoli chiaramente nell’oggetto, revisionare l’ortografia e l’ordine del contenuto e individuare l’orario e il giorno più adatto per l’invio, creando una periodicità. Ancora più di rilievo è l’organizzazione dei contatti a cui recapitare, devono aver dato consenso, essere strutturati per categoria e disposti in liste, per evitare la confusione o condividere il contenuto a chi non è interessato.

Quello che è accaduto nel dicembre 2011, nel New York Times Building, è un esempio di quanto un piccolo errore di newsletter possa costare a livello di immagine e brand loyalty.
L’ufficio marketing della famosa testata decise di creare una campagna newsletter utile al ritrovamento di clienti che da poco avevano cancellato il proprio abbonamento. Il testo li invitava a ripensarci e incentivava con uno sconto a riabbonarsi.
Ci fu una complicazione. Una svista, un errore nell’organizzare le liste e 8 milioni di indirizzi furono contattati nonostante i reali destinatari fossero solo poche centinaia di persone. 8 milioni di regolari iscritti vennero invitati a riabbonarsi a prezzo inferiore.
Fu subito caos. Molti clienti si chiesero quale fosse l’occasione per avere accesso a tale sconto, forse merito della fedeltà? Altri clienti, confusi, si chiesero se il proprio abbonamento fosse scaduto senza che se ne fossero accorti, altri ragionandoci capirono invece il refuso, trasformando la confusione in rabbia e lamentela non avendo mai avuto un tale trattamento dopo anni.
Il giornale rispose scusandosi, ma il danno era fatto. L’immagine del New York Times ne risentì e la fedeltà della clientela vacillò, molti clienti spinti dall’indignazione cancellarono la loro iscrizione, in proporzione il giornale evitando la campagna per riacquistare clienti, avrebbe avuto perdite minori.

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Dalla pubblicità occulta al product placement

I cantanti, divi di Instagram, Fedez e Achille Lauro, con Orietta Berti hanno puntato al tormentone estivo all’inizio di giugno, con il lancio di “Mille”. Il singolo, dopo pochi giorni già disco di platino, ha prodotto particolare risonanza grazie al ritornello, che recita: “Labbra rosso Coca-Cola”.

La bibita ha fin da subito riscosso successo ma la visione di una bottiglia di Coca-Cola, esplicitamente sponsorizzata, ha destato non poche polemiche, nonostante, come ogni fan di Vasco Rossi sa, questa non fosse la prima canzone a citarla.

Gli influencer e i social, con personaggi famosi annessi, ci propongono quotidianamente prodotti e servizi in un periodo come il 2021, in cui la nuova frontiera della pubblicità è la sponsorizzazione tramite contenuti multimediali e tramite personalità tra le più diverse. È particolare come non sempre gli utenti si rendano conto di quanto vengano influenzate le loro decisioni e per estensione i loro pensieri.

Sempre Coca-Cola ha potuto percepire, durante gli europei, la potenza dei personaggi iconici e di quanto possano condizionare il pubblico. Quando il calciatore Cristiano Ronaldo durante una conferenza stampa si è ritrovato davanti due bottigliette di Coca-Cola non ha esitato un secondo a spostarle. Il reale motivo è ignoto, probabilmente la cola andava contro quelli che sono gli ideali salutisti dell’atleta o più verosimilmente Cristiano Ronaldo rappresenta un’azienda e numerosi brand leader e perciò non era possibile lo scontro di visibilità con Coca-Cola.

Inserire prodotti in contesti differenti da quelli in cui solitamente si promuove e pubblicizza, come film, serie tv o social, risulta efficace proprio perché gli utenti danno inconsciamente il loro consenso al brand, dando inizialmente consenso alla visione di quel contenuto.

Questa è la pratica del product placement, strategia utilizzata fin dagli albori del marketing che rispetto al periodo storico varia nei contesti ma permane nel concetto. Instagram, Facebook e i numerosi social network che costellano il web sono l’esempio che fa al caso nostro, queste applicazioni vengono scaricate per divertirsi, distrarsi e passare alcuni momenti in modo spensierato, quando vi si accede l’idea non è quella di ricercare prodotti o fare shopping, ma il meccanismo è abbastanza automatico.

Dal momento in cui vedi la tua attrice preferita indossare un paio di scarpe o un capo particolare, nasce il desiderio di possedere lo stesso articolo e con un click la piattaforma diventa rapidamente un e-commerce. Ovviamente la logica del product placement funziona anche al contrario, come suggerisce il nostro esempio. Dopo la conferenza stampa di Ronaldo, la Coca-Cola ha registrato un calo dell’1,6% in borsa, poco più di €4.000.000,00.

Quando visualizzi i contenuti di un personaggio, sei tu come utente a dare il consenso e se questo stesso personaggio promuove un luogo, un articolo o un servizio inconsciamente l’utente da il consenso anche al brand.

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Debranding: quale obbiettivo?

Ad oggi risulta essenziale posizionarsi con il proprio brand e avere una propria identità aziendale negli anni è diventato sempre più necessario per piazzarsi bene sul mercato.
Nel corso degli anni si sono però sviluppate altre strategie che vanno a rimuovere parte del brand, in quanto quando la notorietà di un marchio è alle stelle allora ha più senso differenziarsi.
La brand awareness è essenziale, e per questo nel corso degli anni sono nate delle tecniche per emergere, tra cui il debranding che va a rimuovere varie caratteristiche per consentire di essere unici.
Questo metodo consiste nel rimuovere (in parte o per intero) il nome o il logo del prodotto, e agisce sulla nostra esperienza legata al singolo brand.
L’impatto è dovuto al fatto che una promozione del genere rende l’azienda più “umana”, meno istituzionale e fa sembrare il prodotto più legato al consumatore.
Ma per promuovere la propria azienda senza un logo (e brand commerciale) bisogna senza dubbio proporre prodotti la cui identità sia assolutamente distintiva, con un font unico e accattivante e con immagini senza parole (l’uso delle sole immagini aumenta l’attenzione del consumatore e crea una diversa comprensione del messaggio) oppure con stilemi in flat design.
Ci sono varie modalità per seguire questa via, ossia la rimozione completa del logo per sostituirlo con altre informazioni (Apple ha rimosso dai propri prodotti il proprio nome creando una identità grafica ben distinta e unica), oppure rimuovere il nome aziendale dal logo per poi svecchiarlo (esempio è Starbucks)
Ovvio che ciò che offriamo debba già essere noto e utilizzato, perché tale processo in caso contrario potrebbe portare alla caduta nel baratro del nostro prodotto.
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Brand identity e il concetto di innovazione

Perché la brand identity è così importante? E soprattutto, quanto impatta il concetto di etica durante la crescita aziendale?

Ecco un esempio.

Crystal Pepsi fu un singolare prodotto lanciato per gli amanti della soda all’inizio degli anni ’90. Il prodotto consisteva in una bibita chiara e cristallina come una semplice soda, la particolarità era il sapore, identico alla classica pepsi color caramello. Il tentativo fu quello di promuovere una versione della bibita che ha reso celebre PepsiCo, senza caffeina o zuccheri ma con il medesimo gusto dell’originale. Alla vista sembrava acqua, la trasparenza desiderava simboleggiare infatti, purezza e salute. Valori nobili che purtroppo poco si prestavano al nome del brand e il pubblico affezionato lo notò, il nuovo prodotto confondeva, probabilmente il gusto invariato non si sposava con il rinnovato aspetto.

Dato l’entusiasmo per la novità si registrarono alcune vendite iniziali ma dopo aver assaggiato il prodotto l’interesse calò rapidamente, in questo caso i valori del brand e della bevanda furono controproducenti, lontani dagli originari valori di forza, svago e entusiasmo che la bibita ha sempre portato avanti. Crystal Pepsi fu fortemente promossa tramite diverse campagne, ma la consapevolezza che il pubblico possedeva rispetto a Pepsi Original portò alla deriva la nuova bevanda.

La sconfitta in questo caso si concretizzò dal momento in cui Pepsi tentò di spostare la vera essenza del brand attraverso un altro prodotto, Crystal Pepsi dopo poco più di un anno venne ritirata principalmente a causa degli ideali, del posizionamento e della differenziazione errata.

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Vendere un’esperienza

La vendita, oggi, come abbiamo sottolineato anche nei precedenti articoli, verte quasi totalmente sulle emozioni e sui sentimenti.
Il cliente odierno è disincantato, molto informato e attento al mercato e soprattutto alla continua ricerca della novità e di qualcosa che riesca a stupirlo.
Seppur siano caratteristiche imprescindibili: la qualità, le specifiche del prodotto e le varie funzionalità, passano in secondo piano, la pubblicità ha ora il compito di creare desiderio così da raggiungere un beneficio; Beneficio spesso intangibile, emozionale che avvalora l’acquisto a prescindere da ciò che è fisicamente tangibile.

Questa tecnica si sposa perfettamente alle campagne pubblicitarie Ikea, efficaci grazie alla linea, a tratti sentimentale, mantenuta negli anni. L’azienda leader nell’arredamento di interni tocca con i suoi spot temi di attualità e inclusione, senza sfociare nello scontato, si rende adatta a tutti e a tutto, applicando i valori dei prodotti al brand stesso, rendendo il pubblico partecipe e compreso. Ikea trasmette il calore di casa, vende l’affetto delle cene in famiglia, il relax di una serata davanti alla tv, la serenità della propria camera da letto.

La casa di ognuno di noi è differente ma per tutti accogliente, sicura, confortevole, per Ikea: “Casa puoi essere tu”.
La tendenza naturale dell’uomo all’acquisto, guidata dal cuore più che dalla testa rende questa tecnica particolarmente efficace, enfatizzata anche dai social network che, ad oggi, danno spiccata rilevanza all’emotività.

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